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Titolo:
PARTO DI SANGUE
Genere: NOIR
Autore: Valter Giraudo
Editrice : La Riflessione, CAGLIARI. 2009
Un volumetto pratico, sobrio nella
sua veste editoriale, arricchito da bellissime immagini dell'autore.
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Recensione di Giovanni
Andrea Negrotti
Il "VERISMO" epoca letteraria del primo novecento, non è
mai scomparso, bensì si è evoluto in quelle forme oggi conosciute
come "cronaca nera" o "noir". Sono quelle opere che
descrivono, come questa di Valter Giraudo, una situazione drammatica di
vita, scene immaginarie così vive e crude che si animano davanti
ai nostri occhi mentre le leggiamo, proprio per la minuziosa descrizione
nei minimi particolari.
Più che l'immaginario, in PARTO DI SANGUE, mi colpisce l'immedesimazione
che l'autore utilizza per dar corpo al suo racconto, breve ma molto descrittivo.
Un uomo che s'immedesima in una donna non è cosa da poco conto,
il personaggio, IRMA, che vive inizialmente l'illusione del grande amore,
che presto diventerà il suo grande incubo, il suo inferno terrestre.
L'abilità di Valter Giraudo, sta nel fatto che raramente, noi uomini,
riusciamo ad entrare nel mondo femminile, con le loro caratteristiche,
le ansie, le paure, la forza e il coraggio, specie dove le donne sono
oggetto di turpi attenzioni e violenze da parte del maschio.
Questa abilità è però concessa a chi conosce gli
strumenti artistici letterari e un elevata sensibilità umana, l'immedesimazione
è infatti una forma di retorica usata spesso dagli scrittori e
dai poeti, a tal proposito, evinco dall'opera alcune poesie, segno tangibile
che la poetica è comunque presente in ogni momento della vita,
anche in quelle circostanze altamente emotive come questo racconto, che
ha sfumature tenui dove si racconta con nostalgia dell'innamoramento,
ricordi di gustosi cibi della gastronomia locale, di malinconici e incantevoli
paesaggi di montagna.
Per tale motivo affermo che questo " noir" è ben condito
da immagini e poesia. Il linguaggio, se pur crudo nel raccontare scene
strazianti, è scorrevole, pulito, in alcuni passi, forte e determinato
in altri.
Questo è un racconto che dimostra la premura dell'autore di denunciare
quella violenza che si consuma gratuitamente tra le mura domestiche, che
si nasconde dietro una bella facciata di perbenismo e civile convivenza,
ma che nasconde torbide storie di denigrazione umana, questo al secolo
chiamato
" Stalking". Perciò l'autore c'introduce ad una presa
di coscienza, iniziando il discorso su come la nostra vita sia un percorso;
nascita, invecchiamento, malattia, morte, il fatidico cerchio alla quale
molte civiltà antiche hanno creduto e molte odierne credono.
L'autore ci regala anche una nozione di psicologia, di come sia un momento
particolare l'evento del parto per una donna e il suo nucleo familiare,
di come sia una vera rivoluzione psico-fisica nella donna, questo non
per ricordare alle madri quei momenti di sofferenza, ma bensì per
rendere chiara l'idea all'uomo di cosa significhi PARTORIRE.
Inizia così il racconto di una donna schiava dei suoi errori di
gioventù, di una vita trascorsa tra le mura fatiscenti di una vecchia
baita sui monti della Valle Varaita, negli anni '60. Indigente al punto
di commettere furtarelli per procurarsi del cibo, ma cosa più terribile,
costretta alla violenza e soprusi di un marito alcoolizato ed egoista,
trattata senza nessuna dignità, offesa e degradata, obbligata ad
avere un figlio che non vuole, depressa, annientata, spogliata di ogni
considerazione. Arriverà al punto di essere una bomba carica di
odio che esploderà in una violenta deflagrazione, in un PARTO DI
SANGUE, trasformandosi ella stessa, da vittima a carnefice.
Consiglio, perciò, questo racconto di facile lettura, scorrevole,
intrigante, avvincente, con colpo di scena finale, ma con un messaggio
di riflessione.
Giovanni Andrea Negrotti GAN. 05-06-2009
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