LE MASCHERE DEL TEMPO
La ciclicità; nascita, vita, morte.
Molti sono i riti legati alla ciclicità, riti ancestrali, diffusi
un po' in tutto il bacino Mediterraneo, ed anche in SARDEGNA questi
riti erano praticati da contadini e pastori. Questo accadeva nel culmine
dell'inverno quasi certamente nei giorni in cui oggi viene celebrata
la festa di SANT'ANTONIO, 17 gennaio, inizio del CARNEVALE. In passato
questi riti si svolgevano col sacrificio di una vittima attorno ad un
gran falò con danze e ritmi musicali primitivi per propiziarsi
gli DEI nel donare una buona fertilità alla terra e un buon raccolto.
Questo accadeva nei riti pagani, poi con l'avvento del cristianesimo
affiancati alla religione. Ma è qui in SARDEGNA che riti apotropaici
si mescolano alla religiosità mantenendone pura la devozione.
Le influenze delle varie civiltà che sono passate per la SARDEGNA
non hanno intaccato tali manifestazioni, ma bensì le hanno arricchite,
partendo dai primordi dove gli antichi NURAGICI celebravano riti propiziatori
per ottenere piogge abbondanti per i raccolti. Scopriamo che nelle varie
rappresentazioni del CARNEVALE SARDO tali riti si evidenziano in un
susseguirsi di danze e scenografie che evocano con personaggi mascherati
quello che doveva essere il conflitto tra il bene e il male, tra popolo
e divinità.
Nella tradizione SARDA notiamo nelle MASCHERE di MAMOIADA, (paese del
centro Barbaricino. Prov. Di NUORO) i MAMUTHONES e gli ISSOHADORES.
I primi con maschere NERE di pero selvatico zoomorfe, ricoperti di pelli
di pecora con una sonagliera alle spalle di circa 30kg, che con passo
cadenzato fanno canglare per allontanare gli spiriti maligni. I secondi,
invece, indossano maschere BIANCHE antropomorfe, vestono il tipico costume
con corpetto rosso, e con dei lacci tentano di acchiappare persone tra
il pubblico, a simboleggiare la cattura della vittima sacrificale. Quest'ultima
figura pare sia stata introdotta nel periodo di conquista spagnola.
E' comunque certo che i colori riassumono in sintesi; la vita, la passione
e la morte (bianco, rosso, nero) del BUE, e cioè il DIO. Infatti
la figura TAURINA, è presente in molte occasioni legate alla
civiltà SARDA e dei popoli del Mediterraneo, in SARDEGNA la ritroviamo
osservando la pianta delle TOMBE DEI GIGANTI, nelle sculture di alcune
DOMUS DE JANAS, o anche in vere e proprie rappresentazioni scultoree
di siti ARCHEOLOGICI.
Vediamo come anche in altri paesi il culto del CARNEVALE SARDO sia rappresentato
da maschere misteriose con sembianze zoomorfe; non lontano da MAMOIADA,
presso OTTANA, (altro centro del NUORESE) troviamo i MERDULES, che in
genere indicano tutte le maschere del panorama OTTANESE.
I MERDULES, con maschera umana (mere-e-ule) padrone del bue, e SOS BOES,
il bue, con maschera taurina simbolo di forza vitale, in legno scolpita
con scalpello ricca di ornamenti, ambedue vestono pelli di pecora, ma
solo i BOES hanno campanacci. Nel rito i BOES tentano di ribellarsi
al padrone che prontamente riporta all'ordine. Vi è anche una
figura femminile nelle maschere Ottanesi, SA FILINZANA, una maschera
antropomorfa che rappresenta una donna in lutto che fila col fuso; temuta
e rispettata da tutti poichè tiene in mano il filo della vita
che può recidere in qualsiasi momento, cosa che non accade mai.
Questa figura si potrebbe ipotizzare facente parte di una antica tradizione
che vede le levatrici che avevano il potere di dare la vita, anche il
potere di toglierla in quei casi in cui un malato non superasse i tre
giorni di febbri alte, chiamata per l'appunto S'ACCABADORA, l'accoppatrice,
che con un martello fatto con radice d'ulivo dava l'eutanasia. Ecco,
come nel CARNEVALE SARDO vi siano inseriti richiami ad altre funzioni.
Ma verosimilmente il rituale dei MERDULES è da riallacciare a
quello Mamoiadino, vita, passione e morte. Ancora nei pressi di OTTANA
nel paese di OROTELLI riscontriamo il rituale della ciclicità
nelle maschere dei THURPOS (storpi e orbi) muniti di lunghi abiti di
orbace, neri con cappuccio e volto ricoperto di fuliggine. Si dispongono
in gruppi di tre; uno dietro e due davanti muniti di cinturoni con campanacci,
a simboleggiare l'atto di aratura della terra, contadino e buoi che
preparano alla semina.
Altra MASCHERA zoomorfa è quella di SAMUGHEO, paese della provincia
di ORISTANO-CENTRO. S'URTZU, di origine primitiva è costituita
da un'intera pelle, compreso capo con corna, di BECCO, maschio di capra,
era difatti la più comune apparizione del DIO DIONISO, quella
di assumere le fattezze di caprone.
S'URTZU legato e guidato da SU OMADORE, cioè il padrone, procede
cadendo di tanto in tanto simulando appunto la passione che precede
la morte per poi rinascere. Le altre maschere che ruotano intorno a
queste figure hanno anche esse sembianze animalesche con vesti di pelli
e maschere zoomorfe IN SUGHERO con vere corna ad emulare il DIO DIONISO.