PASSAGGI DI PIOGGIA CHE SCAVANO SINO ALL'ULTIMO PUGNO DI TERRA.

 

Luci, ombre, l'oscurità del sottosuolo, cunicoli dove si respira a stento; la luce del sole è ben lontana da qui, l'umidità fa parte del corpo, i polmoni saturi di pulviscolo; il rumore assordante dei martelli pneumatici. La pioggia arriva anche qua a trecento metri sotto terra, e scava… sino all'ultimo pugno di terra!

Siamo in una miniera, a scavare l'ultimo pugno di terra, ovvero "GALENA E BLENDA" , non è la pioggia; ma l'uomo!

Il panorama SARDO non offre solo spettacolari scogliere e spiagge mozzafiato, bensì è teatro anche di sfruttamenti geominerari.
Le testimonianze di giacimenti ci arrivano sin dai tempi remoti, e in particolare su questo tratto della Sardegna; il SULCIS-IGLESIENTE, l'estrema costa sud occidentale. La natura rigogliosa dei monti offre riparo a cervi e cinghiali, facilmente visibili in tarda sera o nel primo mattino ad abbeverarsi nei corsi d'acqua e sorgenti. Il mare non ha eguali, dalle acque cristalline e fondali verdeggianti, le spiagge incontaminate essendovi lunghi tratti disabitati e per questo affascinantemente selvagge. Dune alte più di 60 mt, a PISCINAS, si ergono verso l'interno mimetizzandosi con la macchia Mediterranea. Gli imponenti edifici minerari sparsi qua e là, ormai disabitati, passato di una storia ora "PATRIMONIO DELL'UMANITA'". Proprio per questo, magicamente immersi nel bosco, danno una dimensione surreale, ed è bello passeggiare in quei piccoli villaggi. Il più noto villaggio di questa zona è senz'altro MONTEVECCHIO, ora in fase di rivalutazione e messa in sicurezza dagli operai della "IGEA" detentrice delle concessioni minerarie in Sardegna. Montevecchio, ha origini antichissime, le prime colture avvenivano già nella preistoria, piccoli scavi superficiali, continuati poi dai ROMANI che ne sfruttarono solo il materiale di superficie.L'attività estrattiva ebbe il suo sviluppo anche in epoca Aragonese e Pisana nel XIII e XIV secolo, ma il vero sviluppo della miniera avvenne nel 1848; quando il Re Carlo Alberto, rilasciò al Sassarese Giovanni Antonio Sanna la concessione a titolo perpetuo.Da quel momento inizia per Montevecchio l'era dello sfruttamento industriale, la prima galleria fu la ANGLOSARDA, che prende nome dall'impresa che ne effettuò gli scavi per accelerarne i lavori e gli introiti, questo nel 1852 sul versante di levante.

Il cosiddetto Pozzo S. ANTONIO una diramazione del filone centrale, diede subito l'impressione di quello che poi divento il vero giacimento di grandi quantità di GALENA.
Negli anni seguenti le grandi concentrazioni di minerale proveniente non solo dalla GALLERIA ANGLOSARDA, ma da SCALA, COLOMBI, S. BARBARA e S. ANTONIO; richiedevano una lavorazione primaria, per questo nel 1867 fu costruito nei pressi dell'imboccatura del POZZO S.ANTONIO, un'impianto meccanizzato per il trattamento del grezzo.
Nel 1871 l'ing, ASPRONI incentivò i lavori di ricerca tanto che l'anno a presso si diede il via al collegamento tra la galleria ANGLOSARDA al POZZO S.ANTONIO dando cosi risultati eccellenti e spingendosi a quota -63 mt dal piazzale di partenza nel 1874.
Nel marzo del 1877 il Principe TOMMASO DI SAVOIA visitò la miniera, a lui e al suo seguito fu offerto un pranzo in un'apposita galleria di sfavillante GALENA. In tale occasione il Principe inaugurò un'impianto per il trattamento dei minerali, detto impianto porta ha tutt'ora il nome di " LAVERIA PRINCIPE" in suo onore.
Nacquerò così l'ospedale, la chiesa, i campi sportivi, il cinema, l'albergo, lo spaccio, la sala da ballo, l'edicola, il ristorante e la casa direzionale residenza di GIOVANNI ANTONIO SANNA, che divenne il più giovane imprenditore, a soli 28 anni, della SARDEGNA. Montevecchio, era il fiore all'occhiello dell'ITALIA monarca, contava circa 5 milioni di persone che vi circolavano al suo interno, un vero e proprio STATO, fu addirittura coniata una moneta che poteva circolare solo al suo interno, si producevano posate e utensili, i famosi piombini per cartucce da caccia, della quale il SANNA era appassionato, e non solo, i suoi trofei imbalsamati ed altre rare specie di fauna SARDA diventano una preziosa raccolta a testimonianza della proliferazione che vi era in quei luoghi.
SANNA era anche un'appassionato di archeologia, infatti dobbiamo dare merito a lui per la creazione del MUSEO che porta il suo nome nella città natale SASSARI. Ma ciò che è testimonianza e sovrapposizione tra il potere del PADRONE, e la misera vita dei minatori, è la casa DIREZIONALE, una vera sontuosità di stile LIBERTY, affrescata e dotata di tutti i comfort che a quell'epoca erano solo fantasie futuristiche per il resto della SARDEGNA. L'imponente palazzo su due livelli e mansarda, (forse da qui il nome man - sarda, visto che il lavoro domestico si svolgeva in tale luoghi da personale locale) con adiacente la chiesa, munito di sala da pranzo in stile settecentesco francese, vari salotti per svago degli ospiti, da quello per leggere a quello per fumare, da quello per le chiacchiere delle signore, mentre i mariti erano intenti a riunioni di lavoro, a quello di svago per il gioco del biliardo. Tutti questi vani ruotano intorno alla grande sala "BLU" dove si svolgevano le riunioni per i contratti ma anche i momenti di aggregazione tra gli ospiti in eleganti party, o semplicemente per ascoltare dei momenti musicali ad opera di famosi musicisti del tempo.
La sala "BLU" prende il nome dal colore delle sue pareti con effetti rilievo di particolare pregio a mò di toimpe de l'oil, la volta affrescata a cupola poi conferisce una vastità al locale. Le porte con rappresentazioni ornitologiche di varie razze locali, sono adiacenti ai vari salottini di cui prima. Tutto questo lusso e comfort che si sfoggia nel PALAZZO DIREZIONALE si discosta di molto dal modello di vita dei minatori e le loro famiglie, chi lavorava alla DIREZIONE era privilegiato, rispetto a chi a lavorare entrava col buio e usciva al buio senza vedere la luce del sole per lungo tempo; nei piazzali donne e bambini lavoravano allo smaltimento dei materiali portati su dai vagoncini, in qualunque periodo atmosferico, scalzi e mal vestiti, le scarpe, chi poteva comprarle erano destinate a chi scendeva nelle gallerie, che spesso erano piene d'acqua sino alle caviglie. Chi stava male anche se reggeva a stento in piedi lavorava ugualmente per non perdere il posto, la paga a volte veniva sequestrata se lo svolgimento del lavoro veniva intralciato o rallentato. Si lavorava in condizioni disumane e di precarietà di salute.
La miniera di MONTEVECCHIO non conobbe sosta dal lontano 1848, il suo sfruttamento durò sino agli anni sessanta ed inglobò la parte est ed ovest, PICCALINNA, SANNA, TELLE, CASARGIU, sino al vicino giacimento di INGURTOSU. IL filone venne coltivato per una profondità di 600 mt, dagli affioramenti a quota + 420 sino a quasi il livello di -180. Dagli anni sessanta il giacimento va' via via esaurendosi in parte per i costi eccessivi di estrazione, in parte dovuta alla richiesta di materiale proveniente da altri paesi del mondo con prezzi bassissimi, a discapito di poveri uomini che vivono nel 2000 la realtà di circa due secoli fa, vissuta da milioni di SARDI. Oggi grazie all'impegno delle società che gestiscono i parchi minerari, dagli anni 90' è divenuto "patrimonio dell'umanità" proclamato dall' UNESCO, e di attrazione turistica.


La pioggia passa…..sino alle viscere della terra…..e scava nelle memorie del passato.
GAN. Articolo del 8 gennaio 2008. visite effettuate in vari periodi

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