Il panorama SARDO non offre solo spettacolari
scogliere e spiagge mozzafiato, bensì è teatro anche di sfruttamenti
geominerari.
Le testimonianze di giacimenti ci arrivano sin dai tempi remoti, e in particolare
su questo tratto della Sardegna; il SULCIS-IGLESIENTE, l'estrema costa sud
occidentale. La natura rigogliosa dei monti offre riparo a cervi e cinghiali,
facilmente visibili in tarda sera o nel primo mattino ad abbeverarsi nei
corsi d'acqua e sorgenti. Il mare non ha eguali, dalle acque cristalline
e fondali verdeggianti, le spiagge incontaminate essendovi lunghi tratti
disabitati e per questo affascinantemente selvagge. Dune alte più
di 60 mt, a PISCINAS, si ergono verso l'interno mimetizzandosi con la macchia
Mediterranea. Gli imponenti edifici minerari sparsi qua e là, ormai
disabitati, passato di una storia ora "PATRIMONIO DELL'UMANITA'".
Proprio per questo, magicamente immersi nel bosco, danno una dimensione
surreale, ed è bello passeggiare in quei piccoli villaggi. Il più
noto villaggio di questa zona è senz'altro MONTEVECCHIO, ora in fase
di rivalutazione e messa in sicurezza dagli operai della "IGEA"
detentrice delle concessioni minerarie in Sardegna. Montevecchio, ha origini
antichissime, le prime colture avvenivano già nella preistoria, piccoli
scavi superficiali, continuati poi dai ROMANI che ne sfruttarono solo il
materiale di superficie.L'attività estrattiva ebbe il suo sviluppo
anche in epoca Aragonese e Pisana nel XIII e XIV secolo, ma il vero sviluppo
della miniera avvenne nel 1848; quando il Re Carlo Alberto, rilasciò
al Sassarese Giovanni Antonio Sanna la concessione a titolo perpetuo.Da
quel momento inizia per Montevecchio l'era dello sfruttamento industriale,
la prima galleria fu la ANGLOSARDA, che prende nome dall'impresa che ne
effettuò gli scavi per accelerarne i lavori e gli introiti, questo
nel 1852 sul versante di levante. |
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Il cosiddetto Pozzo S. ANTONIO una diramazione del filone
centrale, diede subito l'impressione di quello che poi divento il vero
giacimento di grandi quantità di GALENA.
Negli anni seguenti le grandi concentrazioni di minerale proveniente non
solo dalla GALLERIA ANGLOSARDA, ma da SCALA, COLOMBI, S. BARBARA e S.
ANTONIO; richiedevano una lavorazione primaria, per questo nel 1867 fu
costruito nei pressi dell'imboccatura del POZZO S.ANTONIO, un'impianto
meccanizzato per il trattamento del grezzo.
Nel 1871 l'ing, ASPRONI incentivò i lavori di ricerca tanto che
l'anno a presso si diede il via al collegamento tra la galleria ANGLOSARDA
al POZZO S.ANTONIO dando cosi risultati eccellenti e spingendosi a quota
-63 mt dal piazzale di partenza nel 1874.
Nel marzo del 1877 il Principe TOMMASO DI SAVOIA visitò la miniera,
a lui e al suo seguito fu offerto un pranzo in un'apposita galleria di
sfavillante GALENA. In tale occasione il Principe inaugurò un'impianto
per il trattamento dei minerali, detto impianto porta ha tutt'ora il nome
di " LAVERIA PRINCIPE" in suo onore.
Nacquerò così l'ospedale, la chiesa, i campi sportivi, il
cinema, l'albergo, lo spaccio, la sala da ballo, l'edicola, il ristorante
e la casa direzionale residenza di GIOVANNI ANTONIO SANNA, che divenne
il più giovane imprenditore, a soli 28 anni, della SARDEGNA. Montevecchio,
era il fiore all'occhiello dell'ITALIA monarca, contava circa 5 milioni
di persone che vi circolavano al suo interno, un vero e proprio STATO,
fu addirittura coniata una moneta che poteva circolare solo al suo interno,
si producevano posate e utensili, i famosi piombini per cartucce da caccia,
della quale il SANNA era appassionato, e non solo, i suoi trofei imbalsamati
ed altre rare specie di fauna SARDA diventano una preziosa raccolta a
testimonianza della proliferazione che vi era in quei luoghi.
SANNA era anche un'appassionato di archeologia, infatti dobbiamo dare
merito a lui per la creazione del MUSEO che porta il suo nome nella città
natale SASSARI. Ma ciò che è testimonianza e sovrapposizione
tra il potere del PADRONE, e la misera vita dei minatori, è la
casa DIREZIONALE, una vera sontuosità di stile LIBERTY, affrescata
e dotata di tutti i comfort che a quell'epoca erano solo fantasie futuristiche
per il resto della SARDEGNA. L'imponente palazzo su due livelli e mansarda,
(forse da qui il nome man - sarda, visto che il lavoro domestico si svolgeva
in tale luoghi da personale locale) con adiacente la chiesa, munito di
sala da pranzo in stile settecentesco francese, vari salotti per svago
degli ospiti, da quello per leggere a quello per fumare, da quello per
le chiacchiere delle signore, mentre i mariti erano intenti a riunioni
di lavoro, a quello di svago per il gioco del biliardo. Tutti questi vani
ruotano intorno alla grande sala "BLU" dove si svolgevano le
riunioni per i contratti ma anche i momenti di aggregazione tra gli ospiti
in eleganti party, o semplicemente per ascoltare dei momenti musicali
ad opera di famosi musicisti del tempo.
La sala "BLU" prende il nome dal colore delle sue pareti con
effetti rilievo di particolare pregio a mò di toimpe de l'oil,
la volta affrescata a cupola poi conferisce una vastità al locale.
Le porte con rappresentazioni ornitologiche di varie razze locali, sono
adiacenti ai vari salottini di cui prima. Tutto questo lusso e comfort
che si sfoggia nel PALAZZO DIREZIONALE si discosta di molto dal modello
di vita dei minatori e le loro famiglie, chi lavorava alla DIREZIONE era
privilegiato, rispetto a chi a lavorare entrava col buio e usciva al buio
senza vedere la luce del sole per lungo tempo; nei piazzali donne e bambini
lavoravano allo smaltimento dei materiali portati su dai vagoncini, in
qualunque periodo atmosferico, scalzi e mal vestiti, le scarpe, chi poteva
comprarle erano destinate a chi scendeva nelle gallerie, che spesso erano
piene d'acqua sino alle caviglie. Chi stava male anche se reggeva a stento
in piedi lavorava ugualmente per non perdere il posto, la paga a volte
veniva sequestrata se lo svolgimento del lavoro veniva intralciato o rallentato.
Si lavorava in condizioni disumane e di precarietà di salute.
La miniera di MONTEVECCHIO non conobbe sosta dal lontano 1848, il suo
sfruttamento durò sino agli anni sessanta ed inglobò la
parte est ed ovest, PICCALINNA, SANNA, TELLE, CASARGIU, sino al vicino
giacimento di INGURTOSU. IL filone venne coltivato per una profondità
di 600 mt, dagli affioramenti a quota + 420 sino a quasi il livello di
-180. Dagli anni sessanta il giacimento va' via via esaurendosi in parte
per i costi eccessivi di estrazione, in parte dovuta alla richiesta di
materiale proveniente da altri paesi del mondo con prezzi bassissimi,
a discapito di poveri uomini che vivono nel 2000 la realtà di circa
due secoli fa, vissuta da milioni di SARDI. Oggi grazie all'impegno delle
società che gestiscono i parchi minerari, dagli anni 90' è
divenuto "patrimonio dell'umanità" proclamato dall' UNESCO,
e di attrazione turistica.
La pioggia passa
..sino alle viscere della terra
..e scava nelle
memorie del passato.
GAN. Articolo del 8 gennaio 2008. visite effettuate in vari periodi
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