La visita nel mese di maggio al museo di "SA CORONA ARRUBIA" ci ha rivelato una delle più affascinanti civiltà del mondo antico. La mostra è perdurata sino a tutto giugno e io ho potuto documentarmi su vari aspetti di questo popolo che aveva contatti con i nuragici. Grazie ancora al museo territoriale di "SA CORONA ARRUBIA" per questa entusiasmante avventura. GAN


Gli Etruschi sbarcano in Sardegna

Alla scoperta di mondi antichi da sempre affascinati dal bello e dal mistero della grandi civiltà, gli Etruschi, un'antica civiltà rivelata. In mostra 484 pezzi di archeologia etrusca provenienti dal Museo archeologico di Firenze e in massima parte dalla Collezione Cambi di Chiusi - la più grande collezione privata italiana di reperti etruschi - per la prima volta in Italia al museo di "SA CORONA ARRUBIA".
Gli antichi Etruschi - le loro origini, le credenze e le abilità dimostrate nelle loro creazioni artistiche.
La mostra Gli Etruschi, affronta la complessità di questa antica cultura attraverso l'esposizione di manufatti che hanno distinto la civiltà Etrusca dalle sue origini, nel IX secolo a.C., all'affermazione di un ruolo dominante sulla penisola Italiana, nel VI secolo a.C., il raffinato stile di vita che caratterizzava questa antica civiltà: stile che permise a questo popolo di vivere nel lusso, di esprimere le proprie capacità artistiche e di mantenere un rapporto armonico con l'ambiente circostante. Ma chi erano davvero gli etruschi?
Gli Etruschi erano un popolo dell'Italia antica, in un'area chiamata Etruria che si estendeva in Toscana, Umbria fino al fiume Tevere e parte del Lazio al Lazio, con escursioni in Campania e verso la zona padana dell'Emilia-Romagna, a partire dall'VIII secolo a. C. La civiltà etrusca, discendenti della cultura villanoviana, fiorì a partire dal X secolo a.C., e fu definitivamente inglobata nella civiltà romana entro la fine del primo secolo a. C. (alla fine di un lungo processo di conquista e assimilazione culturale che ebbe inizio con la data tradizionale della conquista di Veio da parte dei romani, nel 396 a.C. Sulla loro origine e provenienza le notizie che ci provengono da varie fonti sono discordanti.
Secondo uno storico greco di nome Erodoto, gli Etruschi, popolo più evoluto rispetto alle altre culture italiane, proverrebbero dall'Asia Minore a seguito di una carestia. Recenti studi condotti da ricercatori dell'università di Pavia, che hanno comparato il DNA di diversi toscani con quello di altre popolazioni, confermerebbero tale versione.
Secondo Virgilio, gli Etruschi di Corito (Cortona-Tarquinia) erano imparentati con i Troiani.
Dal racconto di Livio si potrebbe invece pensare che essi venissero dal nord.
Una terza ipotesi, riportata dallo storico Dionigi di Alicarnasso, li considererebbe di origine autoctona.
Gli studiosi hanno valorizzato tutte le ipotesi, comprovandole con considerazioni provenienti da diversi ambiti. Secondo alcuni si sarebbe trattato di un'immigrazione, in Toscana, di gruppi isolati dall'Asia Minore, che, attratti dalle ricche miniere di ferro della regione, si sarebbero inseriti, influenzando la civiltà villanoviana; i Villanoviani, conoscitori del ferro, sarebbero giunti nel territorio dal nord, ovvero dall'opposta sponda adriatica, all'alba del 1000 a.C., ponendosi sopra a loro volta agli abitanti insediati nella regione fin dall'età neolitica. Lo sfruttamento delle miniere e i commerci furono all'origine della fioritura e sviluppo della civiltà etrusca tra l'VIII e il VII secolo a.C.. Le molte somiglianze presenti nei costumi, nella lingua, nell'arte e nella religione degli Etruschi con la civiltà greca, possono tuttavia essere dovute anche ai contatti commerciali portatori anche di forti ascendenze culturali. Tra i popoli di allora si evince un'attinenza con la civiltà Nuragica, forse loro cugini.
Gli etruschi però si caratterizzavano per la loro emancipazione e cultura che trassero dai continui contatti con le civiltà del mediterraneo, facendone loro gli usi e i costumi, erano un popolo dedito al lusso, alla religione e al commercio.


Il rapporto con la morte
Quella del popolo etrusco era una spiritualità profonda, legata ad antiche credenze e superstizioni e governata dalla presenza di creature dalle sembianze mostruose, demoni alati, draghi, chimere, erinni e gorgoni. Nell'immaginario etrusco legato al mondo dell'aldilà compaiono spesso sfingi, grifi, ippocampi, tritoni, sirene e felini alati: animali fantastici e creature ibride che hanno il compito di guidare e proteggere l'anima del defunto nel difficile viaggio nel mondo dei morti, colmo di pericoli perchè popolato di esseri e divinità dall'aspetto terribile e animalesco. Grande importanza aveva il culto dei morti in particolare degli antenati, e nel vasto pantheon etrusco fra le divinità salutari e protettrici delle più umili attività quotidiane. Due furono le pratiche funerarie adottate da essi nell'arco della loro storia: l'incinerazione e l'inumazione, entrambe accompagnate da appositi rituali e cerimonie purificatrici per onorare sia il trapassato che le divinità infere. Essi credevano in una vita nell'aldilà simile per esigenze a quella terrena per questo dotavano il defunto, a seconda delle possibilità economiche, di quanto potesse essergli necessario per proseguire il suo cammino: una tomba che gli rendesse il distacco dalla vita meno traumatico riproducendone fedelmente la dimora e un ricco corredo di oggetti che ne onorasse la memoria e gli fosse utile per la permanenza nell'oltretomba.

La pratica della medicina
Essi erano specializzati nell'uso a fini terapeutici di erbe, sostanze animali, minerali ed acque, e molto abili negli interventi chirurgici, curare ferite, preparare protesi e nel rendere più salubre l'ambiente.
Per ottenere protezione o per l'avvenuta guarigione si offrivano nei santuari oggetti che riproducevano le parti del corpo per le quali era stato richiesto l'intervento divino, ma anche bronzetti schematici dell'intera persona, teste o maschere che simboleggiavano la figura del devoto e la sua riconoscenza.

La religione
Una forte spiritualità, che avrebbe in seguito influenzato anche la civiltà di Roma, ha caratterizzato costantemente molti aspetti della vita degli etruschi: ogni azione o attività era condizionata da precetti di tipo rituale o necessità da credenze religiose. La divinità era considerata come una forza oscura e inesplicabile che comunicava con l'uomo attraverso segni che solo i sacerdoti potevano interpretare.

L'economia e lo sviluppo
Un impulso determinante per il rapido sviluppo della loro civiltà si deve agli scambi e i contatti con altri popoli e culture, in particolare con greci e fenici, avvenuti tramite il commercio e la navigazione. Grazie a esempi e stimoli stranieri furono introdotti in etruria colture e tecniche di produzione innovative, costumi raffinati e nuove forme artistiche.
Inoltre le attività commerciali, che gli etruschi per molto tempo intrapresero con successo nel bacino del mediterraneo, furono una delle risorse fondamentali dell'economia etrusca accanto alle enormi ricchezze naturali del territorio.

La produzione di vino e olio
Essi appresero dai greci a coltivare la vitis vinifera per la produzione del vino e a ottenere l'olio dalla spremitura delle olive.
Nell'antichità il vino era molto denso, aromatico e a elevata gradazione alcolica: per questo non era mai bevuto puro, ma veniva diluito con l'acqua secondo proporzioni prestabilite e spesso aromatizzato con miele e altre spezie. I corredi della fine dell'età del bronzo e del villanoviano, quando non erano ancora diffuse l'usanza del bere vino e dei banchetti, contenevano vasi molto semplici nelle forme e poveri nell'aspetto perchè forgiati a mano senza l'uso del tornio. La successiva comparsa di vasi destinati a contenere liquidi dalle fogge completamente nuove fu indice della nascita di una nuova pratica del bere non più legata esclusivamente all'acqua e al latte, ma a bevande più elaborate, importanti per l'aggregazione sociale e probabilmente per i rituali religiosi: l'usanza sociale del bere troverà poi la sua massima espressione nella pratica del banchetto. L'olio non veniva usato tanto per la preparazione delle salse e la cottura dei cibi, quanto principalmente come base grassa per unguenti di tipo cosmetico e curativo.

Il banchetto come momento di aggregazione
Il banchetto era uno dei momenti più importanti della vita degli etruschi sia in ambito sociale e pubblico, in quanto manifestazione di prestigio personale, di ricchezza e di coesione del gruppo, sia in occasione di riti funerari e di sepoltura. Nelle riunioni conviviali dei signori etruschi il vino veniva servito ai conviviali in coppe riservando la prima parte per la libagione agli dei; seguivano il pasto spesso allietato da musiche e canti, conversazioni e brindisi.

La famiglia e il ruolo della donna nell'aristocrazia
Come il banchetto, anche la famiglia era organizzata non da rigide gerarchie ma da ruoli ben precisi: la guida della famiglia era riservata all'uomo, ma anche il ruolo della donna era molto importante e rispettato. A differenza che nelle altre civiltà mediterranee, in etruria i compiti della donna comprendevano la partecipazione a tutti gli eventi sia pubblici che privati della società, con una rilevanza e una libertà che parvero spesso eccessive agli altri popoli.
la particolare considerazione per l'identità femminile tuttavia riguardava essenzialmente il ceto aristocratico come si può dedurre anche dai ricchi corredi delle tombe che contenevano, oltre a simboli di potere analoghi a quelli dei loro compagni (scettri, troni, scudi, cinturoni, carri nuziali e bardature equine), anche preziosi gioielli, monili e decorazioni per gli abiti e le acconciature. Nella società etrusca l'uomo doveva provvedere ai bisogni della famiglia e alla gestione dei propri beni, ma un altro compito importante, in particolare per un principe, era quello di servire la propria gente come guerriero.
I simboli del potere perciò non erano soltanto quelli legati alle attività pubbliche svolte in tempo di pace (il trono, lo scettro, le insegne e le vesti sontuose) ma anche le armi, gli oggetti e l'abbigliamento necessari per la guerra. Nelle tombe dei capi militari sono spesso anche resti di cavalli e bardature equine come morsi, distanziatori di briglie, maschere equine da parata, parti di carri e, molto più raramente, il carro stesso.

La scrittura e la lingua
Sugli oggetti personali gli etruschi scrivevano una dedica, oppure il proprio nome in segno di possesso. Tuttavia, malgrado le iscrizioni siano numerose, esse sono ripetitive ed esprimono formule fisse legate sopratutto al rituale funerario e religioso o alla proprietà di beni o terreni, non sono perciò di grande aiuto per l'interpretazione della lingua. La difficoltà maggiore risiede infatti nell'identificazione delle parole e nell'individuazione delle strutture grammaticali e sintattiche e non nella lettura. Gli etruschi infatti adottarono un alfabeto greco per esprimere in forma scritta i suoni della propria lingua, un idioma del tutto isolato nel panorama dei gruppi linguistici noti.

La cura del corpo, l'igiene e l'immagine
Per prepararsi alle occasioni sociali e cerimoniali, in etruria vi era l'abitudine di dedicarsi alla cura del corpo e all'igiene personale. Fra gli oggetti più comuni nelle pratiche di cosmesi erano gli specchi di bronzo con manico d'osso, i rasoi, i tripodi bronzei per contenere e bruciare essenze, i pettini d'osso, le pissidi (piccole scatole per contenere i belletti e gli ornamenti) vasetti per gli unguenti e olii profumati. Usavano detergere la pelle dalle polveri e con olii e unguenti per restituirne tono ed elasticità.

L'arte della pittura e il restauro
Come tutte le popolazioni antiche, gli etruschi avevano un gusto del colore particolarmente spiccato e una predilezione per le tonalità molto accese. I colori si ottenevano principalmente dalle polveri di minerali, dalle terre e dalle argille: da queste ultime in particolare l'ocra, il giallo e il rosso, mentre per il blu si ricorreva ai lapislazzuli e per il nero al carbone. Allo scopo di mantenere a lungo le opere realizzate si effettuavano anche interventi di manutenzione e di restauro, che ci consentono oggi di individuare le tecniche allora utilizzate e di comprendere la considerazione data agli oggetti riparati.

L'alimentazione
Gli alimenti più diffusi tra la gente comune erano polente, verdure, legumi, formaggi, latte, uova e pane non lievitato e non salato.
Il consumo della carne, raro perchè dispendioso, presentava anche problemi di conservazione: per questo veniva mangiata in inverno, salata, affumicata e insaporita con spezie, bacche ed erbe aromatiche. Oltre alla frutta secca, priva di problemi di conservazione, consumavano anche uva, fichi, melegrane, olive e nocciole. Come dolcificante veniva usato il miele, raccolto allo stato selvatico e ottenuto con l'allevamento delle api, mentre il sale si ricavava con l'evaporazione dell'acqua del mare.

I giochi e la guerra
Gli etruschi amavano i giochi, sia di società che veri e propri tornei di varie discipline olimpioniche, per questi erano specializzati nella produzione di arnesi ginnici.
Anche nella guerra erano particolarmente minuziosi e i loro corredi ricchi di varie armi e protezioni, non solo per i guerrieri ma anche per i loro cavalli e carri.

ARTICOLO E FOTO DI GAN - ARTICOLO DEL 9 LUGLIO 2008

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